Due anni di Happy Bike Hour

“La bicicletta inventa una nuova geografia della città.
Per maggiori informazioni rivolgiti alla tua mente.”

(da una mailing list)

“La prospettiva è progressista, l’utopia è conservatrice.”
(awake)

L’Happy Bike Hour (HBH) ha compiuto due anni. Era infatti il tardo pomeriggio del 23 dicembre del 2005 quando in Piazzale Arnaldo, tra il consueto carosello delle auto-immobili comparve uno “sciame” di babbi natali in bicicletta che, diffondendo musica natalizia, buonumore e allegria, spezzavano il monotono, quotidiano panorama urbano di auto in coda. I ciclisti natalizi sfilarono per le vie del centro città attraverso un percorso conclusosi con un aperitivo (nella fattispecie con del vino brulé offerto dagli alpini in piazza Rovetta).
L’HBH s’ispira chiaramente alla massa critica, termine che, originariamente riferito solo al processo di fissione nucleare, è passato a significare il movimento di protesta dei ciclisti urbani.
Esso nacque nel 1992 in quella città-simbolo del progressismo che è sempre stata San Francisco, culla della beat generation ma anche di invenzioni, venendo più vicino a noi, come la mountain bike che è nata qui, forse non solo in ragione della tormentata altimetria cittadina.
Dalla città californiana la massa critica si è rapidamente diffusa in più di duecento città nel mondo, dal Sol Levante all’Australia e, vista la “regola” che la si fa svolgere nel tardo pomeriggio di ogni ultimo venerdì del mese, si può dire che su di essa, per quel giorno, non cali mai il sole.
L’HBH vuole riproporre questo fenomeno in versione nostrana assumendone ragioni e obiettivi e cioè:
•    Il sostegno di un nuovo progetto per la città che spezzi la monocultura dei mezzi a motore che per troppi decenni ha dominato (anche) l’urbanistica con effetti drammatici per la vivibilità e la socialità dei quartieri.
•    Un’azione di lobbying per la difesa dei ciclisti delle loro istanze per una maggiore sicurezza. Chiediamo con forza una giusta assegnazione di spazio alle biciclette nell’ambito della gerarchia stradale.
•    La volontà di mettere in discussione la “normalità” di abitudini quotidiane radicate come il recarsi al lavoro in automobile, mostrando che la rush hour, l’ora di punta, potrebbe vedere tanti ciclisti fianco fianco invece che puzzolenti e rumorose automobili. Vogliamo indicare un’alternativa più conviviale e gentile nel servirsi delle delle città che abitiamo e frequentiamo come uomini prima ancora che come automobilisti per contrastare quel processo di atomizzazione e di sempre maggiore isolamento che i nostri stili di vita ci impongono.
•    La possibilità di partecipare in prima persona ad una manifestazione in cui si può dare libero sfogo alla propria creatività e fantasia, in una dimensione realmente collettiva e gioiosa. Così la strada diventa il palcoscenico, lo spazio pubblico da vivere, non solo da attraversare. Non accettiamo che i luoghi deputati all’incontro con gli altri siano diventati solo i centri commerciali recintati da tangenziali, palestre, bar e discoteche. Vorremmo poter ritornare a goderci i luoghi che ci rendono cittadini: gli spazi pubblici.

Siamo convinti che questo ritrovo mensile, questa “coincidenza organizzata” di ciclisti che s’incontrano per pedalare insieme una volta al mese nell’ora di punta in città, abbia ancora molto da dire. Siamo pronti a scommettere in una partecipazione che, se per ora è ancora piuttosto scarsa, è destinata a farsi “massa”, appunto.

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